«Buon allenamento, adeguata alimentazione»

Finalità

Lo scopo di questo e degli articoli che seguiranno è quello di dare una informazione per quanto possibile corretta e spero utile a tutti coloro che desiderano adottare una alimentazione adeguata alle proprie esigenze nutritive ed energetiche e funzionale ad una corretta preparazione sportiva.

Sportivamente

Non è mia intenzione proporre rigidi schemi alimentari o sostenere l'indispensabilità di certi alimenti o integratori, l'obiettivo che mi sono posto è quello di dotare i lettori di strumenti utili a scegliere in modo autonomo l'alimentazione più adatta alle loro esigenze metaboliche, sociali e culturali. È noto che il modo di pensare e vivere gli alimenti condiziona profondamente la nostra alimentazione. Molto spesso sulla base di informazioni errate e per l'eccessiva enfasi posta sugli effetti che alcuni nutrienti potrebbero avere sul nostro metabolismo, tendiamo a classificare gli alimenti in categorie rigide (buoni o cattivi). Seguendo questa modalità di pensiero ci consideriamo bravi se consumiamo i cibi buoni ma ci sentiamo immediatamente in colpa se mangiamo gli alimenti dell'altra categoria.


E gli atleti?

Gli atleti non sono esenti da questo modo di pensare e ancora oggi nelle palestre e negli ambienti sportivi si sostiene che alcuni alimenti siano indispensabili per incrementare le prestazioni atletiche e che altri invece non devono essere assolutamente consumati per non compromettere gli allenamenti e l'eventuale gara. Personalmente ritengo che questo modo di pensare sia svantaggioso e che paradossalmente il rapporto con il cibo che ne deriva può solo condizionare negativamente la preparazione atletica.

Considerazioni

È certamente vero che ci sono alimenti da usare con attenzione e che un loro uso frequente può essere fonte di problemi ma è anche risaputo che la loro totale proibizione può essere spesso più pericolosa di una concessione ragionata, anche in certe situazioni patologiche. Sono ovviamente escluse da questo ragionamento tutte quelle condizioni in cui l'uso di un gruppo di alimenti è con certezza causa di un disturbo grave (morbo celiaco) oppure nel caso in cui la decisione di eliminare alcuni cibi sia da ricondurre a solide motivazioni etiche, filosofiche o religiose come è il caso di numerosi vegetariani.

Per inquadrare correttamente l'argomento è utile chiarirsi sul significato dei termini alimentazione e nutrizione e cosa si intende per corretta alimentazione.

Con alimentazione definiamo la conseguenza di una serie di attività coscienti e volontarie, con cui scegliamo gli alimenti, li trasformiamo e li trattiamo nei vari modi prima di consumarli. La selezione dei cibi ed il loro successivo utilizzo sono tappe ovviamente determinate dalla disponibilità ambientale e profondamente influenzate da fattori sociali, culturali e psicologici.

Con nutrizione si intende invece il processo di assunzione digestione, assorbimento e utilizzazione dei nutrienti e queste fasi si realizzano involontariamente. Noi possiamo solo decidere cosa mangiare (carne, pesce o lenticchie) ma non possiamo decidere cosa assorbire o di condizionare il destino dei nutrienti, tutto ciò è privo di qualsiasi tipo di controllo cosciente e dipende dalle stato del nostro organismo in quel momento.

Le attuali conoscenze biochimiche hanno evidenziato e definito chiaramente i cicli metabolici che permettono al muscolo di impiegare molecole di origine alimentare da cui trarre energia. Sappiamo inoltre che è possibile garantire il soddisfacimento dei fabbisogni nutritivi ed energetici per ottimizzare il rendimento biologico adottando diversi schemi alimentari e possiamo sostenere, senza alcun timore di essere smentiti, che non esiste un'alimentazione ideale così come nessun alimento può essere ritenuto indispensabile o in grado di migliorare le prestazioni sportive. Possiamo pertanto considerare uno schema alimentare corretto, quando è in grado di fornire tutti i fattori nutritivi indispensabili alla vita nelle giuste proporzioni.

Purtroppo sono ancora molti a porre una eccessiva enfasi sul ruolo che i singoli nutrienti possono avere sulla preparazione di un atleta, ignorando probabilmente che il nostro organismo ha una elevata capacità di adattamento e che può, modulando le perdite, tollerare senza alcun problema momentanei ridotti apporti nutritivi. Certamente questo non è un invito a trascurare l'alimentazione, contando solo sui meccanismi di regolazione dei nostri organi e apparati per far fronte ad eventuali carenze, ma frequentando palestre e ambienti sportivi si ha l'impressione che troppo spesso si tende ad esaltare in modo eccessivo il ruolo dei singoli fattori nutritivi e di conseguenza degli integratori, trascurando ciò che è veramente decisivo: la fiducia nelle proprie capacità di ottenere un risultato e la volontà di allenarsi con costanza e determinazione.

Possiamo dire con assoluta tranquillità che non esistono scorciatoie per migliorare le prestazioni fisiche e collezionare successi in ambito sportivo. Tutto quello che possiamo fare è associare ad un buon allenamento una adeguata alimentazione, ben pianificata, ripartita correttamente nell'arco della giornata e che tenga in considerazione gli impegni lavorativi, scolastici, l'orario di inizio, la durata e l'intensità degli allenamenti. È con l'applicazione dei risultati della ricerca scientifica che potremmo finalmente abbandonare l'empirismo che troppo spesso ha condizionato il mondo dello sport.

Bon appétit.